Mario Cygielman (Archeologo direttore coordinatore Soprint. Archeologica della Toscana) dice NO al

giovedì 7 giugno 2012

La Strega del Padule ha fatto il lifting?

La leggenda ci offre nuove storie, l’ignaro viandante ha incrociato lo sguardo con quello della Strega del Padule. Questa volta il malcapitato corrisponde ai Consiglieri Regionali che hanno votato la Legge n. 21, del 21 maggio 2012, di modifica agli artt. 141 e 142 della Legge Regionale 66/2011 (legge finanziaria).
La nuova normativa consente alcune tipologie di intervento a condizione che siano preventivamente realizzate le opere di messa in sicurezza idraulica e sia dimostrato che non aumenta il rischio nelle aree circostanti.

Fra le opere consentite troviamo:
  • ampliamento di opere pubbliche;
  • impianti e opere accessorie (compresa la modifica e l'ampliamento dell'esistente) per la depurazione degli scarichi idrici, per lo stoccaggio, il trattamento, lo smaltimento e il recupero di rifiuti;
  • impianti per la produzione di energia da FER;
  • nuovi edifici rurali, ampliamento o modifica dell'esistente;
  • addizioni volumetriche ad edifici esistenti non assimilate alla ristrutturazione edilizia;
  • demolizione e ricostruzione di volumi esistenti;
  • tutte le opere e gli interventi sottoposti a SCIA, compresi gli interventi specificamente disciplinati dal RU, da piani attuativi, laddove tali strumenti contengano precise disposizioni planivolumentriche, tipologiche, formali e costruttive (caso piuttosto difficile ma non impossibile).

Le opere di messa in sicurezza, comprensive di quelle necessarie per non aggravare la pericolosità idraulica al contorno, sono definite in uno specifico progetto allegato alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), oppure presentato e valutato nel procedimento di rilascio del permesso a costruire. La realizzazione di tali opere costituisce presupposto per la regolarità degli interventi.
Il progettista assevera le opere, quindi è il diretto responsabile.

Il progetto delle opere di messa in sicurezza idraulica deve essere depositato presso l'Autorità di Bacino (struttura regionale competente), prima di avviare i lavori per la realizzazione dell’intervento edilizio. In seguito, il direttore dei lavori certifica la regolare esecuzione delle opere di messa in sicurezza idraulica e trasmette il relativo atto al comune e alla struttura regionale competente che opera controlli a campione nell'ordine del 20%.

La mancata esecuzione delle opere di messa in sicurezza idraulica prima dell’avvio dei lavori di realizzazione dell’intervento edilizio comporta l’applicazione delle sanzioni previste per le opere realizzate senza permesso a costruire o in assenza di SCIA.

La mancata trasmissione del certificato di regolare esecuzione delle opere di messa in sicurezza idraulica, da parte del direttore dei lavori, comporta la sanzione di 258,00 Euro.

Sembra che la norma consenta in primo luogo di superare problematiche relative a progetti di opere pubbliche e di trattamento rifiuti (pare che un inceneritore fosse bloccato dall'ex art. 142), interventi dove è sicuramente più facile trovare soldi per finanziare le opere di difesa idraulica e qui viene meno il proposito della legge finanziaria, ossia il risparmio di denaro pubblico.

Vengono concessi interventi in area agricola, sicuramente meglio di prima quando tutto era vietato, ma quanto possono costare le opere di difesa idraulica, di un vasto territorio, ad una piccola o media azienda? Come potrà garantire la sicurezza del territorio intorno? Credo che il piccolo agricoltore non farà nulla!

Invece, cosa può fare un ipotetico speculatore? Progettata la sua opera (inceneritore? Polo industriale?), si rivolge ad un anziano ingegnere (almeno di 75 anni) e si fa progettare (lautamente pagato) le opere di difesa idraulica che da computo metrico ammonteranno, per esempio, a 20 milioni di Euro, dimostrando che non ci sono rischi per il territorio intorno e quindi anche per la popolazione. Tanto sa già che di tutto questo non sarà realizzato nulla, perchè depositerà il progetto alla struttura regionale confidando di non cadere in quel 20% soggetto a controllo, intanto il Comune gli rilascia il permesso a costruire perchè non è titolato al controllo del progetto idraulico. A questo punto il direttore dei lavori non deposita il certificato di regolare esecuzione delle opere di messa in sicurezza, tanto se la cava con una multa di 258,00 €, così viene realizzata l'opera, quando chi di dovere si accorgerà che le opere di difesa idraulica non sono state realizzate sarà troppo tardi e l'opera sarà in piedi. Il Comune avvierà tutte le procedure per sanzionare chi ha costruito, ma intanto l'opera è lì e procurerà sicuramente guai alla popolazione ed al territorio. Sicuramente arriverà in fondo al procedimento, dopo decenni, cavandosela con una multa e avendo sanata la sua opera, risparmiando così la quasi totalità di quei 20 milioni di Euro che avrebbe dovuto investire in difesa del territorio e dei cittadini.
Tutto, naturalmente, graverà sulle nostre tasche e sulla nostra salute, alla faccia della bontà dell’art. 142 della legge finanziaria regionale del 2011.

Abbiamo un po' romanzato ma non ci giurerei troppo, di sicuro è stato ... un buon lifting.

giovedì 5 aprile 2012

Noi lo abbiamo detto da tempo

Oggi parte della Stampa locale (La Nazione) ma anche la rassegna della Provincia, riporta una notizia che a noi del Comitato “SOS braccagni.net” dovrebbe, dico dovrebbe, fare piacere.
La Provincia (Marras) come don Abbondio dice ”il polo non s’ha da fare a nord di Braccagni, ma al Madonnino come da PTC”. Finalmente un pochino di chiarezza, non si dice più genericamente Braccagni, ma si fa un distinguo, specificando quale luogo finale il Madonnino. Direi però di togliere PTC e inserire Piano Strutturale, perchè il PTC è stato presentato il 23 (o 28) Luglio 2010 mentre l’adozione (l’approvazione a di là da venire) del RU è del 28 Marzo 2011, quindi quasi un anno dopo. Bene, alla presentazione del PTC il relatore (non vorrei sbagliare, ma mi sembra fosse il Vice presidente Sabatini) non specificò la localizzazione, ma disse solo Braccagni, e su questa posizione la Provincia è rimasta specificando che la localizzazione era compito del Comune di Grosseto, a lei bastava che fosse fatto in comune. Tale posizione Marras la tenne anche in un’assemblea pubblica del PD a Sticciano, qualche mese fa, salvo poi accettare, sollecitato dai 4 del Comitato presenti a titolo personale (al più quale ex Sindaco roccastradino) la localizzazione al Madonnino.
Ora sembra un'inversione di rotta a 180°, da cosa è dovuta? Credo poco al consumo di territorio, come riportato, in quanto la posizione della Regione (o se volete, come viene comunemente affermato, della Marson) era già nota al momento della presentazione del PTC; ancora meno al “famigerato” art.142 della L.R. 66/11 perchè nel caso di spostamento dallo Spiga al Madonnino, come si dice, “si cascherebbe dalla padella nella brace”. Ci sono forse delle problematiche dell’area artigianale (acquirenti o altro) che obblighino la localizzazione del Polo (sia esso agro-industriale e/o logistico) al Madonnino? E’ forse una presa di posizione nella lotta interna al PD locale (fra cene all’astice, Areadem o altro), visto che anche sul Polo non tutti hanno una linea unitaria? O più semplicemente la PILT ha deciso di tirare i remi in barca, e qualcuno per non trovarsi con un pugno di mosche in mano, sollecita il vecchio progetto?.
Comunque sia oggi, giovedì santo, non voglio scomodare S. Tommaso, mi contento della più laica Camusso a cui prendo il commento sul nuovo (politico) art.18: aspettiamo il documento ufficiale per dare un commento.
Anche per me è così, nell’attesa non abbassiamo la guardia, anzi stiamo in campana e continuamo la nostra opera, visto che ora come ieri, grazie all’impegno (anche con pesanti ritorni personali) di alcuni componenti del Comitato ci costa poco.
Nello

giovedì 22 marzo 2012

Cemento


Nei giorni scorsi sulla stampa è stato pubblicato uno stralcio delle osservazioni elaborate dalla Regione Toscana al Regolamento Urbanistico del Comune di Grosseto, accusando i nostri amministratori di cementificare eccessivamente il territorio comunale.
Scrive la Regione: “Al fine di garantire il perseguimento dei principi di sviluppo sostenibile e di tutela delle risorse essenziali del territorio interno e della programmazione territoriale comunale, occorre sia rivalutato il consumo di suolo introdotto dalle nuove trasformazioni (pari quasi alla metà della superficie territoriale dell’intera città di Grosseto) e sia riequilibrato il rapporto tra i nuovi interventi e quelli di recupero e di riqualificazione previsti, attualmente sbilanciato a favore delle nuove trasformazioni”.
La Regione ispirata da una politica di governo del territorio sensibile al consumo di suolo, orientata ad uno sviluppo urbanistico che eviti la formazione di conurbazioni; ossia che due o più città vicine, indipendenti tra loro, si dilatino fino a saldarsi topograficamente (inglobazione di centri periferici), producendo un crescente squilibrio fra aree meno abitate e città, formando sterminate periferie degradate con conseguenti problemi di carattere socio-economico.
Politica, questa, poco sentita dall’attuale Amministrazione, almeno da quanto traspare dall’analisi del Regolamento Urbanistico adottato dal Comune.
La Regione Toscana osserva che, rispetto al dimensionamento massimo previsto dal Piano strutturale, il Regolamento Urbanistico consuma il 70% di quanto destinato al residenziale (332mila mq, 4mila alloggi), il 45% di quanto destinato al turistico ricettivo, il 40% di quanto destinato al terziario (126mila mq) e il 35% di produttivo (544mila mq).
Il Regolamento Urbanistico ha una durata di 5 anni mentre il Piano Strutturale indica in 15 anni la fase minima temporale per attuare la previsione complessiva; peccato che questo Regolamento Urbanistico, da solo, utilizza già il 70% di quanto previsto per il residenziale e il 40% (in media) rispetto alle altre previsioni. Questo evidenzia uno squilibrio nelle previsioni urbanistiche, non dettato da esigenze oggettive (crescita demografica o sviluppo industriale).
Il rischio è che si costruisca troppo rispetto alle reali esigenze del territorio, con effetti facilmente desumibili: incremento delle seconde e terze case, abbassamento del valore immobiliare, offerta edilizia non accompagnata da adeguata offerta di lavoro. Inoltre, l’espansione richiede l’aumento dei servizi ai cittadini, ai quali, già oggi, le Amministrazioni stentano a far fronte. Risultato: degrado?
Insomma, un Regolamento Urbanistico da rivedere ma di questo ce ne eravamo già accorti.

lunedì 5 marzo 2012

LA NUOVA STREGA DEL PADULE: IL RISCHIO IDRAULICO


L’art. 142 della Legge Regionale n. 66, del 27 dicembre 2011, “Legge finanziaria per l'anno 2012”, ha scatenato le ire delle associazioni di categoria, degli ordini professionali e del Comune di Grosseto, incolpando la Regione Toscana di aver bloccato lo sviluppo urbanistico ed edilizio ed “ingessato” il territorio agricolo.
E’ intervenuto anche il PD grossetano, sostenendo che gli effetti della norma comportano l’impossibilità di trasformare, potenziare e riqualificare l'attività agricola e agrituristica, ritenendo pertanto necessaria una revisione della stessa.
La questione viene dunque spostata sul piano politico, scaricando le responsabilità sulla Regione, ma siamo sicuri che questa è la giusta interpretazione?
La Regione ha inserito la norma sul rischio idraulico nella legge finanziaria, pertanto la filosofia dovrebbe essere rivolta al risparmio economico, limitando costose opere idrauliche a carico degli Enti Pubblici, là dove gli interventi possono essere diversamente localizzabili, oltre che, alla tutela del territorio e dei cittadini. Soprattutto questi ultimi, infatti non dobbiamo dimenticare che gli eventi alluvionali dell’ottobre scorso in Lunigiana e nello spezzino, oltre a presentare un elevato costo economico, sono stati caratterizzati da numerosi lutti.
Questa rigidità attribuita alla Regione non deriva certo dall’emotività generata dalle alluvioni, infatti la norma si riferisce alle aree, classificate dai Piani Strutturali o dai PAI (Piani di Assetto Idrogeologico), come aree a Pericolosità Idraulica Molto Elevata, per le quali l’attività di trasformazione ed edilizia era già fortemente limitata. Basti ricordare che il Regolamento Regionale n. 26/R del 2007 stabilisce che, per le aree a Pericolosità Idraulica Molto Elevata, non sono da prevedersi interventi di nuova edificazione.
Questo rappresenta solo uno stralcio della complessa ed articolata normativa Regionale in materia, alla quale i Comuni devono adeguare la loro politica di gestione del territorio. Quindi la Regione, con l’art. 142 della legge finanziaria, ha solo specificato meglio e con più forza ciò che già era in vigore sul rischio idraulico..
Vediamo, allora, perché il Comune di Grosseto ha l’80% del territorio classificato a Pericolosità Idraulica Molto Elevata (P.I.M.E.).
Le politiche di governo del territorio, a livello comunale, si attuano attraverso il Piano Strutturale (Strumento di Pianificazione Territoriale) ed il Regolamento Urbanistico (Atto di Governo del Territorio). Il Piano Strutturale definisce il Quadro Conoscitivo e contiene, fra le altre, la “Carta delle aree a pericolosità idraulica”, mentre il Regolamento Urbanistico disciplina l’attività urbanistica ed edilizia.
Prendendo come esempio il territorio a nord del Comune (Braccagni-Madonnino), vediamo come si è sviluppata, a livello cartografico, la perimetrazione del rischio idraulico negli Strumenti Urbanistici.
La cartografia sul rischio idraulico allegata al Piano Strutturale del Comune di Grosseto, adottato nel 2004 e approvato nel 2006, contiene una classificazione diversa da quella adottata dalla Regione Toscana nel PAI (Piano di Assetto Idrogeologico), ma non presenta vaste aree riconducibili a Pericolosità Idraulica Molto Elevata. Seppur con nomi diversi le due perimetrazioni coincidono, ma allora, perché oggi l’80% del territorio comunale è vincolato?

Estratto cartografia del PAI del Bacino Regionale Ombrone


Estratto cartografia del Rischio Idraulico del Piano Strutturale (in rosso le aree a P.I.M.E.)

Dal confronto delle due cartografie possiamo osservare che le aree a Pericolosità Idraulica Molto Elevata, perimetrate nel PAI, sono state riprese dal Comune nel Piano Strutturale.
La situazione cambia nella stesura del Regolamento Urbanistico, dove il Comune inserisce una nuova carta delle aree a rischio idraulico, giustificandola in attuazione del Regolamento Regionale 26/R del 2007, peraltro non obbligatoria, perimetrando quasi tutta la pianura grossetana a Pericolosità Idraulica Molto Elevata.

Carta del Rischio Idraulico allegata al Regolamento Urbanistico (in rosa le P.I.M.E.)

Il confronto di quest'ultima cartografia con le precedenti evidenzia un aumento sostanzioso delle aree classificate a Pericolosità Idraulica Molto Elevata.
Il Regolamento Regionale 26/R impartisce direttive per la stesura dei Piani Strutturali, stabilendo che vanno classificate a Pericolosità Idraulica Molto Elevata aree di fondovalle non protette da opere idrauliche per le quali, in assenza di studi idrologici e idraulici, si hanno notizie storiche di inondazioni o sono morfologicamente in situazione sfavorevole. Mentre, per i Regolamenti Urbanistici indica criteri normativi generali, come, ad esempio, che non sono da prevedersi interventi di nuova edificazione per le quali non sia dimostrabile il rispetto di condizioni di sicurezza o non sia prevista la preventiva o contestuale realizzazione di interventi di messa in sicurezza.
L’art. 142, della Legge finanziaria Regionale n. 66/2011, disciplina gli interventi nelle aree a Pericolosità Idraulica Molto Elevata classificate dai Piani Strutturali o dai PAI, non facendo menzione dei Regolamenti Urbanistici, in quanto sono i P.S. a definire il quadro conoscitivo. Quindi, norme alla mano, l'art. 142 si applica alle cartografie del P.S., cioè alle aree P.I.M.E. della prima carta.
In base alle norme di cui sopra il Comune di Grosseto poteva scegliere di lasciare la perimetrazione effettuata nel Piano Strutturale, in quanto alla data di entrata in vigore del Regolamento 26/R era già dotato di P.S., oppure, nel dimostrare la propria sensibilità verso questo problema a seguito degli eventi del 2004, approvare una variante al Piano Strutturale, producendo studi idrologici e idraulici dettagliati, al fine di individuare la giusta classificazione del territorio anche in base alle opere idrauliche realizzate nel tempo.
Invece, ha applicato al Regolamento Urbanistico le direttive di carattere generale contenute nel Regolamento 26/R e destinate al Piano Strutturale, violando così le norme in materia di formazione degli Strumenti Urbanistici.
Da quanto sopra si evince che, interpretando la norma, l'art. 142 non si applica alle perimetrazioni del rischio idraulico contenute nel Regolamento Urbanistico, che il Comune ha probabilmente violato le norme sulla formazione degli Strumenti Urbanistici, modificando con il R.U. ciò che compete al P.S., e soprattutto, che ha operato una classificazione del rischio idraulico in maniera generica e superficiale, senza tenere conto delle opere di difesa idraulica realizzate sul territorio.
Gli stralci cartografici si riferiscono all'area del Madonnino, a nord di Braccagni, dove sono state realizzate importanti opere di difesa idraulica (idrovore, canalizzazioni, casse di espansione, varchi sotto la S.S. 1 Aurelia, ecc.), costate ad oggi 8 milioni di Euro e che dovevano servire a diminuire il rischio idraulico, mentre sulla carta è ancora molto elevato.
La soluzione del problema sta sicuramente nella revisione delle cartografie del Piano Strutturale, attraverso studi idraulici che tengano conto delle opere di difesa realizzate e nel ritiro delle cartografie prodotte, in modo superficiale, nel Regolamento Urbanistico, altrimenti si rischia di aver sprecato, una volta di più, soldi pubblici per opere inutili.
Al momento, però, sembra più semplice addossare le responsabilità ad altri, chiedendo la revisione delle norme, lasciando i cittadini e le aziende agricole nella melma di un “padule” quale sta diventando il Regolamento Urbanistico.
                                                                                                                       Fabio Bargelli

mercoledì 8 febbraio 2012

Siamo tutti sulla stessa barca

A seguito delle recenti notizie apparse sulla stampa, il Comitato tiene a precisare la sua posizione nei confronti del polo logistico, con senso di responsabilità, disponibilità al dialogo e spirito costruttivo, per evitare, un domani, di essere accusato di aver bloccato il Regolamento Urbanistico con un ricorso legittimo. 
“Siamo sulla stessa barca”, parole decisamente appropriate (visti certi eventi) quelle rivolte dal sindaco Bonifazi ai rappresentanti degli Ordini Professionali di geometri, architetti, ingegneri, geologi, agronomi e periti agrari che puntano il dito contro l’articolo 142 della legge finanziaria della Regione Toscana, emanato a seguito delle alluvioni nello spezzino e in Lunigiana. Peccato che le posizioni siano diverse, per il Sindaco rappresenta la scialuppa di salvataggio per fare marcia indietro su previsioni palesemente sproporzionate e illegittime, mentre vanno a fondo le piccole e medie aziende agricole, per le quali sarà difficile realizzare nuove volumetrie e persino recinzioni e mura di cinta. 
Siamo d’accordo con gli Ordini Professionali, occorre tutelare le piccole aziende consentendo quegli interventi funzionali e non certo dannosi per l’incolumità del territorio ma, allo stesso tempo, occorre mantenere la massima attenzione nei confronti di quegli interventi giganteschi che quando “naufragano” si trasformano in tragedie. Tenendo ben presente che un polo agroalimentare dimensionato per le esigenze del territorio provinciale, posizionato al Madonnino dove l’art. 142 non vieta di farlo, occuperebbe 2-3 ettari e non certo 33, come previsto nel R.U.. 
Fin troppo semplice il parallelo con la tragedia della Costa Concordia ma da altra tragedia si parte, quella delle alluvioni dello scorso ottobre in Lunigiana e nello Spezzino. 
Ormai siamo vaccinati, in questa Italia fantasiosa dove il capitano abbandona la nave, dove ci si stupisce e si inorridisce se la Guardia di Finanza fa il suo lavoro, dove si attendono le disgrazie per decidere che nelle aree ad alta pericolosità idraulica non si deve costruire. Noi vogliamo liberarci da questa stereotipo che produce un modello di “italiano” che non ci appartiene. Sono anni che il Comitato SOS Braccagni NET sta mettendo in guardia il Comune sugli effetti negativi e la illegittimità di una previsione come quella del polo logistico previsto attaccato al paese di Braccagni. Le nostre convinzioni sono sorrette da pilastri che poggiano nella legge e non c’era certo bisogno dell’art. 142 per dimostrare che la previsione del polo logistico attaccato a Braccagni è inadeguata, sproporzionata e illegittima e che mette a rischio un’intera comunità. 
Ci preme sottolineare che, in UTOE come quella di Braccagni, gli interventi edilizi di piccola entità sono già stati fortemente limitati nel R.U. adottato, in quanto i metri cubi disponibili sono stati dirottati solo su certi tipi di intervento, quindi i cittadini potranno realizzare poco o nulla e non si può certo dare la colpa all'articolo 142, come sostengono adesso i nostri politici. 
Dice Bonifazi che abbiamo un reticolo idraulico impressionante, ma è tutto controllato, allora perché, puntualmente, ogni anno ai primi di novembre lancia l’allarme sulla pericolosità dell’Ombrone, arrivando a sostenere che siamo messi peggio che nel 1966? 
I terreni a ridosso di Braccagni, dove il Regolamento Urbanistico individua il polo logistico, hanno subito nel corso degli anni frequenti esondazioni, ancora fresca nella memoria l’alluvione del 2004, quindi meritano attenzione al pari dell’Ombrone. 
Per mettere in sicurezza questi terreni occorrono opere idrauliche imponenti, dal costo di decine di milioni di euro, cosa che l’art. 142 vuole evitare, ossia costi ingiustificati a carico della collettività, quando certe previsioni si posso fare in zone più sicure o già rese sicure, non a caso è inserito in una legge finanziaria. Vero è che il R.U. imputa questi costi al soggetto privato che andrà a realizzare il polo logistico, però da quanto si legge nei pareri, degli organi tecnici competenti, non è dimostrato che queste opere non aumentano il rischio idraulico dell’abitato di Braccagni. Inoltre la loro manutenzione sarebbe a carico del soggetto privato, per cui la sicurezza delle case e della popolazione di Braccagni sarebbe nelle sue mani, con tutto quello che può comportare. 
Il Sindaco sostiene che le linee di sviluppo individuate dal Comune nel Regolamento Urbanistico sono state concordate con la Regione e la Provincia, come il polo agroalimentare e logistico di Braccagni, pare strano allora che ci siano tutta una serie di pareri negativi da parte delle strutture regionali e non solo. Tutti pareri acquisiti dal Comitato e che i nostri legali stanno inserendo nel ricorso che saremo costretti a presentare in caso di perseveranza, da parte del Comune, nella previsione del polo logistico attaccato a Braccagni. Cosa che vorremmo evitare e la cui responsabilità non potrà esserci imputata. 
La Regione, nelle proprie osservazioni al Regolamento Urbanistico, dichiara la previsione incompatibile con la disciplina del Piano di Indirizzo Territoriale, quindi con un piano sovraordinato. 
Mentre, la Provincia di Grosseto osserva che nel Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) lo sviluppo integrato, industriale e infrastrutturale, della “Cittadella del Lavoro” sarà incentrato sul nuovo centro intermodale del Madonnino (non Braccagni che è un’altra cosa), in corrispondenza del quale saranno incentivate le localizzazioni di attività produttive innovative, integrate da sistemi collettivi di servizio alle imprese, invitando il Comune a prevedere il Polo agroalimentare e logistico intermodale nel rispetto di quanto disposto dal P.T.C.. 
Questo è lo scoglio sul quale naufraga la previsione del polo logistico attaccato all'abitato di Braccagni e noi sono anni che lo diciamo. Si devono aspettare altre tragedie? O è meglio assumersi delle responsabilità nei confronti dei cittadini stralciando questa previsione? Speriamo almeno che il Comandante rimanga a bordo, altrimenti … per cortesia … Vada a bordo, cazzo!!

mercoledì 18 gennaio 2012

Polo Logistico nella piana del Casone?

Il circolo delle Colline Metallifere di Alleanza per l’Italia nei giorni scorsi ha espresso la propria opinione sulla realizzazione del Polo Logistico, proponendo la sua realizzazione nella Piana di Scarlino, evidenziando che molte infrastrutture necessarie alla sua realizzazione sono già presenti: il nodo ferroviario, il pontile merci, la vicinanza allo svincolo autostradale, sufficienti spazi per un eliporto, oltre ad aziende che fanno già logistica. Elementi che, secondo il circolo API, fanno di Scarlino il contesto naturale per il Polo logistico con un minore impatto ambientale, una migliore viabilità ed un notevole risparmio in termini di investimento rispetto all’area individuata di Braccagni; con minori oneri finanziari per la pubblica amministrazione e maggiori ricadute sulle aziende che potrebbero partecipare all’investimento in project financing o in project leasing.

Nei mesi precedenti anche Futuro e Libertà per l’Italia aveva preso posizione esprimendo la propria contrarietà al polo logistico di Braccagni. Il circolo territoriale Futuro e Libertà per l’Italia Grosseto constatando che la Regione Toscana, con le osservazioni al progetto, ha di fatto affossato l’insediamento del polo logistico a Braccagni, trova soddisfazione nel leggere la proposta, di un consigliere di opposizione, di spostare a Scarlino il polo logistico, località da sempre proposta da Fli per i noti motivi strategici, autostradali, portuali, aeroportuali e ferroviari.

Aggiungiamo che sarebbe un vero Polo Logistico Intermodale, con scambio ferro-gomma-nave e che questa proposta non ci sorprende, infatti questa localizzaizone era già individuata nel precedente Pianto Territoriale di Coordinamento (PTC) della Provincia di Grosseto. Inoltre, questo polo logistico sarebbe di sicuro supporto alle produzioni agroalimentari provenienti dall'area del Madonnino, lasciando un paese (Braccagni) al proprio naturale sviluppo edilizio, commerciale e sociale.



sabato 17 dicembre 2011

PARTECIPAZIONE E TRASPARENZA?


VI RICORDATE QUANDO CHIEDEMMO DI POTER PARLARE DEL POLO LOGISTICO E DALL'ING. GORELLI CI VENNE DETTO CHE NON ERA ALL'ORDINE DEL GIORNO? E QUINDI NON SE NE DOVEVA PARLARE PERCHE' ERA TUTTO ANCORA DA DECIDERE?  RICORDATE LA DATA DI QUELL'EVENTO PUBBLICO ALLA CCIAA DI GROSSETO? RICORDATE LA RISPOSTA STIZZITA CHE RICEVETTE IL NOSTRO VELLUTINI? AIUTATECI A RICOSTRUIRE QUEL GIORNO, E LE COSE DETTE E NON DETTE, ERA LA FESTA DELLA PARTECIPAZIONE.... E NEI DOCUMENTI DELLA PARTECIPAZIONE ALLEGATI AL R.U. C'E' SCRITTO CHE LA POPOLAZIONE HA DISCUSSO DI POLO LOGISTICO E CHE ERA D'ACCORDO NEL COSTRUIRLO.... CHI ERA PRESENTE DICA QUELLO CHE SI RICORDA.